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Ciņ che non funziona nel fondo: memorandum per Morzenti

Nella testata del sito un articolo prende in considerazione la situazione attuale in vista di Vancouver 2010. Qui invece viene pubblicato un documento che indicava scelte sbagliate e il modo di ovviarvi. Carta straccia

 3 APRILE - Nella home page di www.fondoitalia.it c’è l’articolo di testa che riporta alcune considerazioni sui risultati ottenuti dalla nazionale in Coppa del Mondo e ai Mondiali propedeutici a le Olimpiadi di Vancouver 2010. Silvio Fauner, il direttore tecnico, ne è entusiasta poiché gli darebbero certezze per il futuro, noi un po’ meno in quanto abituati a guardare avanti ma stando con i piedi per terra. Giù dal fico, insomma, per il semplice fatto che sono molte le cose che non vanno nell’attuale strutturazione del fondo italiano. Oltre a quanto già indicato nell’articolo citato, ci sono anche questioni prese in considerazione nel sottostante "memorandum" che era stato consegnato direttamente al presidente della Fisi in un incontro a Bormio nel mese di novembre, incontro combinato dal presidente del Comitato Veneto, Roberto Bortoluzzi che pensava così di dirimere l'ostilità che ci divide. Tentativo ovviamente non riuscito.

Idee e considerazioni personali sul settore giovanile in particolare, che, probabilmente proprio perché tali, non sono state tenute nel minimo conto da Morzenti (nella foto) al quale sono da addebitare certe scelte sciagurate sottolineate nel memorandum. Errare  è umano, perseverare diabolico. Lui continua pervicace sulla sua strada: c’è solo da sperare che qualcuno, più prima che poi, gli tolga il tappeto di sotto ai piedi.

Settore giovanile

1) Partire da relazione Campaci, discutibile ma ben documentata da precisi riferimenti a tutto il fondo, da Coppa del Mondo a juniores.

2) Commissione giovani – Non funziona come dovrebbe in quanto a programmazione. Il problema è il responsabile Giuseppe Barzasi. Bravissimo nel suo mestiere ma certamente non un tecnico di fondo. Ha vedute limitate e ha penalizzato il progresso del fondo. E questo solo perché il settore giovanile non era stato affidato ad  Aurelio Martinelli, che si è affrettato a nominare responsabile del settore juniores non appena ha preso le redini della Commissione. 

Nomina contestata, tramite lettera con relative firme, tanto dagli allenatori dei Gruppi sportivi militari quanto da quelli dei Comitati. Non è certo un caso che l’Alta Valtellina, suo serbatoio di riferimento, da anni non sforni atleti in grado di raggiungere la nazionale maggiore. Vincono da juniores e poi spariscono. Il caso Federico Clementi fa testo.

 Più o meno analoga la situazione del Comitato Alpi Centrali, del quale Barzasi  è stato a lungo il responsabile: 2 soli atleti nella squadra juniores 2008/09, il responsabile Ripamonti dimissionario perché impedito a portare avanti qualche innovazione non gradita a Barzasi.

 Gabriella Paruzzi, consigliere federale referente, e Silvio Fauner, direttore agonistico (nella foto), sul piano tecnico dovrebbero imporre le loro idee e pilotare le iniziative. Non vengono neppure tenuti in considerazione da Barzasi che impone le proprie scelte. E loro stanno zitti, per evitare grane e garantirsi l’attuale posizione di comodo.

Test per gli atleti: ci vorrebbe un protocollo specifico, con precisi parametri cui attenersi, che qualsiasi allenatore può poi effettuare a casa, che renderebbe superflui tanti raduni, e che tra l’altro implicano spese di trasferta e costi. Sarebbe più economico che fossero gli allenatori della squadra a trasferirsi presso i Comitati per i debiti controlli che non gli atleti di questi ultimi. I quali, per esempio, in un test a Pavullo, oltre che doversi pagare le spese (pure l’iscrizione…) hanno perso un giorno di scuola. E’ Maometto che deve andare alla montagna e non viceversa.

Metodi di preparazione e programmazione: generici, identici per maschi e femmine, non personalizzati come si dovrebbe fare. Lo hanno contestato gli allenatori nella lettera di cui sopra, che il presidente FISI non ha tenuto in alcuna considerazione.

 Allenamento con skiroll: lo si fa ovunque, anche da noi. Con l’eccezione della mancata partecipazione all’attività agonistica di questo settore che serve a motivare i giovani, oltre che “svegliarli” sul piano tecnico. C’è una buona collaborazione con la FIHP, che potrebbe essere allargata con maggior coinvolgimento della FISI che finora ha fatto da passacarte con la FIS. Da quando Chenetti ha usato gli skiroll nella cura della tecnica durante i raduni a secco, non solo i fondisti della nazionale, rivoltati come un calzino, hanno migliorato anche la loro tecnica sulla neve, ma hanno addirittura vinto campionati mondiali della specialità (Di Centa) o italiani (Piller Cottrer, Scola) battendo gli specialisti. Attività che, ovviamente, deve essere saltuaria, limitata a pochi appuntamenti inquadrati negli allenamenti a secco per il fondo.

3) Restaurazione del fondo. E’ stata affidata a Benito Moriconi, grande tecnico in passato, non più attuale al giorno d’oggi. Per mentalità e per linea tecnica, che non collima con quella che vorrebbe seguire la Direzione agonistica. Il suo ruolo politico dovrebbe essere quello di “controllore”, non di tecnico. Affidandosi magari ad allenatori giovani e laureati (ce ne sono ….), che vengono invece discriminati già a livello di Comitati, piuttosto che alla “vecchia guardia” che ha avuto tanti meriti in passato ma che ora è anacronistica. Il direttore agonistico Silvio Fauner ha tanta buona volontà, si è anche mosso bene, ma gli manca l’esperienza che  deriva da un minimo di gavetta. E’ stato un grandissimo atleta ma non ha mai maturato specifiche competenze, in particolare per quanto riguarda l’importanza della cura del gesto tecnico. Sotto questo aspetto paga la perdita di Dario D’Incal.

4) Scuola Tecnici Federali. Non funziona. Prima se ne dava la colpa a Cimini, ma la situazione non è affatto cambiata da quando Cimini è andato in pensione. Resta la situazione di stallo. Giubergia è un bravo ragazzo ma, se ha idee, non assume iniziative. Ci sono 500 allenatori che da almeno 5 anni non fanno un corso di aggiornamento. Sarebbe opportuno riunirli in associazione, come i maestri di sci, poiché potrebbero portare nuove idee.

Si dovrebbe elaborare un nuovo testo della tecnica considerando che un linguaggio tecnico comune è essenziale dai ragazzini fino agli atleti della nazionale, ma resta un libro dei sogni, con i tecnici della nazionale esclusi dalla stesura. Dicono che questo testo sarebbe pronto ma mancano i soldi per stamparlo. Come risolvere il problema?  Ricorrendo magari all’informatica piuttosto che alla stampa su carta: accesso immediato per chiunque, minori costi. Ma quanti, fra i tecnici nominati, sanno usare questo mezzo di comunicazione? C’è chi non sa neppure aprire un computer: inammissibile.

5) Ricerche e tecnologia: è stato creato un ufficio apposito, con Stefano Maldifassi responsabile del settore ricerche della Fisi per quanto attiene proprio gli aspetti di ricerca tecnologica da sviluppare. Sarebbe interessante coinvolgere in questa struttura gli allenatori laureati cui si accennava sopra, che hanno contatti diretti con le università. Ci sono parecchi docenti universitari appassionati di sci che, se coinvolti, potrebbero dare un loro contributo scientifico. Tutta da valutare la disponibilità del Coni: qualcosa si è mosso, ma è una macchina burocratica. Opportuno farsi affiancare anche dalle Università che, pur avendo anch’esse difficoltà a reperire fondi, hanno quantomeno le attrezzature.

6) Coinvolgimento della Scuola negli sport invernali: indispensabile tornare  ai Giochi della Gioventù. Hanno sfornato pochi campioni ma creato un movimento e coinvolto le famiglie. Inoltre può avere disponibilità di fondi per iniziative mirate.

Giorgio Brusadelli
www.fondoitalia.it




Da staff, Sabato, 04 Aprile 2009 22:24, Commenti(1)
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Anonymous
08 Giu 2009
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